Il Concorso internazionale di arte contemporanea è dedicato all’architetto vicentino Vincenzo
Scamozzi, geniale innovatore del suo tempo, cultore della conoscenza degli antichi e collezionista di libri e opere antiche ante litteram, modello di artista in grado di
rinsaldare quel filo di continuità con le categorie della percezione ispirate da “volontà, memoria e intelletto”, le tre potenze dell’anima fondamento dell’umanesimo rinascimentale.
Non diversamente da Scamozzi anche l’artista contemporaneo elabora la propria particolare visione e interpretazione del tempo presente a partire da una percezione istintiva delle cose che
lo contraddistingue in ogni fase della sua esperienza creativa.
Per i filosofi rinascimentali, cultori della teoria degli umori ereditata da Galeno, la percezione istintiva dipendeva in primo luogo dal carattere di nascita per cui si impegnarono a
descrivere le differenze di reazione e di opinione esistenti tra collerico, il linfatico, il sanguigno e il melanconico.
Avevano inoltre osservato che gli artisti, interpreti dell’alchimia degli umori, evolvevano rapidamente la percezione istintiva in percezione intuitiva con le medesime modalità,
seguendo un processo di purificazione della collera, della pigrizia, dell’orgoglio e della vanità che aveva origine dall’introversione, per cui alla fine emergeva una unica categoria
creativa, la Melancolia, fondamento di ciò che definivano “La Nostra Arte”.
La “Nostra Arte” definiva un percorso di evoluzione della percezione che poteva trasformare radicalmente l’individuo in quanto innescava processi chimici, psicologici, mentali e
intellettivi che avevano l’effetto di modellare il carattere di nascita nel temperamento individualizzato in grado di trascendere le paure, l’egoismo, i vizi e la pretesa di farsi interprete
della verità.
Sulla scorta di questi presupposti è nato il desiderio di verificare, per quanto possibile in una singola mostra, se questo concetto di Arte poteva essere ancora
esteso all’arte contemporanea. Le opere degli artisti selezionati sono stati così suddivisi nelle quattro categorie estetiche dell’Arte rinascimentale che provengono dall’analisi
(nigredo), il vaglio critico (rubedo), l’elaborazione creativa (iosis) e la sintesi delle conoscenze (albedo) attuate dal temperamento melanconico.
Le opere sono contrassegnate da una lettera:
N Nigredo: rappresentazione analitica
R Rubedo: evidenza critica
I Iosis: presa di coscienza
A Albedo: comprensione intuitiva
OPERE
La figura di Scamozzi è relativamente poco conosciuta, anche se l’architetto può vantare una serie di primati: realizzò con lo Statuario della Repubblica di Venezia (dal 1591 al
1593) il primo museo pubblico in Europa.
Progettò e realizzò inoltre il primo edificio dell’età moderna studiato appositamente per un teatro a Sabbioneta (Mantova) e fece importanti progetti per la Serenissima, tra cui le Procuratie
Nuove in Piazza San Marco a Venezia.
Dopo aver lasciato una notevole quantità di opere - soprattutto ville nel vicentino - scrisse infine uno dei più importanti trattati dell’epoca "La idea dell’architettura universale" (1615), che
fu per lungo tempo adottato come testo basilare dagli architetti del tempo ed ebbe particolare diffusione nel nord Europa, e in particolare nei Paesi Bassi nei Seicento e Settecento.
Scamozzi rappresentò, per molti aspetti, una figura assai moderna come architetto, studioso ed intellettuale del suo tempo. Fu tra i pochi a capire la necessità di raccogliere una notevole
biblioteca personale, collezionando libri (all’epoca assai preziosi) delle più diverse discipline, dalla matematica alla fisica.
Fu il primo a progettare l’allestimento di un museo, curando attentamente non solo la disposizione dei pezzi ma anche lo studio dell’illuminazione sia naturale che artificiale, aspetto assai
moderno che del resto si riscontra in molti dei suoi progetti.
Non va infine dimenticata la realizzazione delle insostituibili scene lignee a prospettiva accelerata, allestimento temporaneo nell’intento originario, che è tuttora possibile
ammirare all’interno del Teatro Olimpico di Vicenza, scena che fu da lui progettata e intelligentemente illuminata.
Fu rigoroso ma anche innovatore: per primo osa rompere la corrispondenza tra distribuzione interna e di facciata, nel progetto per una delle sue ville. Riconosceva all’arte dei
giardini una piena dignità all’interno dell’architettura e disegnò scientificamente rigorosi giardini all’italiana.